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Van De Sfroos incanta il Ponchielli di Cremona
Due ore in un susseguirsi di pezzi tratti da “Yanez” ultima fatica del cantautore comasco e sketch italo dialettali di vita quotidiana che presentano di volta in volta i protagonisti delle canzoni.
Il timer messo a chiave di volta del proscenio del Ponchielli di Cremona segna le 21:30, calano le luci di sala e “si va in scena!”.
Inizia così il concerto di Davide Van De Sfroos tenutosi presso uno dei teatri più prestigiosi d’Italia, un beat martellante di bodhran che sconvolge la quiete, un po’ perbenista, del pubblico pagante che non si esime durante lo show dal battere mani e piedi sul pavimento ligneo della struttura, conseguenza, a mio avviso, inevitabile, quando ci si trova al cospetto di chi come DVDS ha fatto del coinvolgente underground traditional/pop un groove elaborato, sofisticato, ma sempre alla portata di tutti.
Due: Zucchero e Irene Fornaciari (con I Nomadi e Van De Sfroos). Format snaturato?
Due è stato forse uno dei pochi esperimenti riusciti, sia da un punto di vista prettamente quantitativo che da quello qualitativo, della passata stagione televisiva. Un format semplice ma interessante, ideato dal Direttore di Rai2 Massimo Liofredi, unico nel suo genere, con il quale si è tentato di dare un’immagine del tutto inedita alla musica, eliminando tutti quegli orpelli che solitamente caratterizzano i programmi musicali della generalista.
Semplice sì, ma difficilissimo da realizzare. Oltre ai problemi relativi alla disponibilità degli artisti, quest’anno il programma ha subìto un brusco stop per la nuova normativa aziendale sulle produzioni Rai in appalto a società esterne (nel caso specifico la F&P). Risolti i problemi burocratici, “lo spettacolo della musica” torna finalmente con una nuova serata evento con Zucchero e Irene Fornaciari, in onda domani sera su Rai2 alle 21.10 sempre dal Teatro Comploy di Verona con la Direzione di Gianmarco Mazzi.
Davide Van De Sfroos al Teatro Ponchielli di Cremona
Mercoledì 20 aprile, Davide Van De Sfroos sarà in concerto al Teatro Ponchielli (Corso Vittorio Emanuele II, – Cremona) per una tappa dello “Yanez tour 2001”. Anticipato dall’omonimo singolo arrivato quarto all’ultima edizione del Festival di Sanremo, “YANEZ” (su etichetta PDT, distribuito da Universal), si compone di 15 brani scritti e arrangiati da Davide Van De Sfroos, Alessandro Gioia e Angapiemage G. Persico, che alternano momenti di allegria ad altri di più intensa riflessione, storie dure e suoni aspri, dominati dagli strumenti acustici mentre le suggestioni musicali attingono da quello che, fin dall’inizio, è il mondo sonoro caro a Van De Sfroos: il folk, nell’accezione più ampia del termine, il rock venato di blues, qualche aroma country e perfino speziature sudamericane.
Questi alcuni commenti del grandissimo esordio di DAVIDE VAN DE SFROOS al Festival di Sanremo 2011, dove il paladino della canzone d’autore in dialetto si è imposto per originalità e ha portata una necessaria ventata di freschezza alla kermesse: “L’idea di base del brano è spiritosa e intelligente: gli eroi salgariani si abbandonano alla pigrizia e ai piccoli vizi sull’Adriatico, e tutta la loro carica avventurosa e romantica si scioglie fra sale giochi, biciclette, aperitivi, infradito e riporti. Allegro e ironico…” (Mario Luzzatto Fegiz – Il Corriere della Sera).
Arriva un’ondata di «laghee». Al Filarmonico c’è Van De Sfroos
TEATRO FILARMONICO. Alle 21, dopo un incontro alla Fnac alle 17.30. Il cantautore comasco, che ha conquistato anche il grande pubblico di Sanremo con «Yanez», avrà come ospite speciale Irene Fornaciari per un duetto
Verona. Dicono che il futuro di un prodotto – e i dischi e i concerti lo sono – sarà sempre più «glocal», cioè globale e insieme locale, secondo un neologismo del sociologo Zygmunt Bauman. Ma il fenomeno di Davide Van De Sfroos – il cantautore comasco che canta in dialetto «laghee», in concerto stasera al teatro Filarmonico alle 21, poche ore dopo un incontro alla Fnac alle 17.30 – è l’opposto di questa tendenza economica. Se infatti «glocal» indica la distribuzione di prodotti ideati per un mercato globale ma modificati in base alla cultura locale, allora il percorso di Davide Bernasconi (questo il suo vero cognome) è l’esatto contrario.
Prima con la banda dei Van De Sfroos, cioè «Quelli che vanno di frodo», in ricordo dei contrabbandieri delle zone di Como al confine con la Svizzera, e poi come cantautore, Davide è partito dal dialetto per arrivare a costruire una propria lingua folk che fosse in grado di adattarsi al ritmo rock delle sue composizioni ma soprattutto che potesse portare le sue storie al di fuori dell’ambito locale. Che poi per diventare globale, cioè italiano, abbia dovuto partecipare al Festival di Sanremo con un brano come Yanez, dedicato all’amico del pirata salgariano Sandokan, tutto ciò rappresenta un cambiamento nella storia della kermesse del teatro Ariston, da sempre più vicina al napoletano come dialetto della canzone.
Van De Sfroos, dialetto superstar
CANTAUTORI DOC. Sono ancora pochi i biglietti disponibili per il concerto di martedì prossimo al Filarmonico. Dopo l’esibizione a Sanremo e il successo del nuovo album sembra inarrestabile l’ascesa di questo atipico cantautore
Si sta avviando al tutto-esaurito, con pochi biglietti ancora disponibili, il concerto di Davide Van De Sfroos in programma martedì prossimo (alle 21) al teatro Filarmonico, all’interno della rassegna “Cantautori doc” promossa da Eventi.
Sembra inarrestabile l’ascesa di questo cantautore atipico, lontano dai modelli correnti (Tenco-Conte-Capossela) e dalla televisione (la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2011 è stata un’eccezione) ma soprattutto all’opposto di tutte le strategie di marketing.
Se i cantanti pop guardano infatti alla globalizzazione del linguaggio, ecco che Davide, comasco da sempre, ha scelto per le sue canzoni il dialetto, ma quello nobile della canzone napolatana, bensì il laghee, cioè una lingua molto “local”, parlato intorno al lago di Como. L’esposizione sanremese di qualche mese fa non gli ha fatto cambiare idea, anche perché il brano Yanez e il relativo album (vedi box) erano già pronti quando Gianni Morandi e il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, sono andati a scovarlo a casa sua, nella regione dei Laghi del nord della Lombardia.






