Digirroici

Desfans di Davide Van De Sfroos

Bibliografia

senza commenti

Bibliografia di Davide Van De Sfroos

Perdonato dalle lucertole

Una chicca, una piccola rarità; questo libro raccoglie le poesie inedite di Davide Bernasconi, voce rock del lario nonché “Bardo Eletto della Tremezzina”.
L’autore rivela in questa pubblicazione una vena artistica nostrana, autentica. In dialetto o lingua, lo spirito, l’anima del Lario trova nel poeta Bernasconi il suo degno medium e cantore.
“Ero un Troll con le ginocchia nere e la lingua verde di ghiacciolo, i miei passi scricchiolavano di corsa sui pontili, i miei occhi facevano salti da gigante. Battello che vai, battello che vieni, salutami tutto il lago, lago a forma di fionda, lago “uomo che corre”, lago fulmine azzurro.”
Finalmente, rime di terre antiche, non solo canto e prerogative di illustri poeti ospiti. Un “lagheè doc” scrive parole di frodo, versi d’acqua, contrabbando silenzi di alghe.
E se il sole rivierasco è particolarità cara ai villeggianti, è con le magiche foschie del lago che si fa poesia.

Capitan Slaff

“Ero a letto con l’influenza e pensavo a strane storie, forse le sognavo… non ricordo.
La febbre si comportava come un’anguilla, saliva e scendeva facendo i suoi comodi, trascinando con sé anche i personaggi esagerati e prepotenti con i quali mi ero fissato.
Pensavo alle fiabe che da piccolo infilavo nel mangiadischi, riascoltandole in continuazione anche se le conoscevo a memoria. Pensavo alle marionette in armatura…”
Comincia così la prefazione di Davide Bernasconi a questa fiaba “sulle vicende del pirata Slaff e del Toni, nate per gioco, scuotendo e prendendo a calci il barattolo della fantasia. E’ una ballata impazzita che non obbedisce a nessuno. Personaggi grezzi, linguaggio istintivo, niente finezze, trama semplicissima… è giusto informare che i personaggi di questa strana fiaba, si esprimono senza mezzi termini e che i vocaboli usati sono coloriti, come lo è il dialetto stesso. Probabilmente potrebbero offendere la sensibilità di qualcuno, ma io non ci credo”.

Le parole sognate dai pesci

Permettetemi di raccontare queste piccole storie non come la realtà le ha pescate, ma come i pesci le hanno sognate.

I pesci non hanno orecchie perchè tanto non parlano.
I pesci non sentono freddo e non hanno il mal di schiena.
I pesci non stanno in ginocchio neanche quando li schiacci nella latta.
I pesci non chiudono mai gli occhi neanche quando sono in padella.

Le parole sognate dai pesci racconta storie di piccola gente che non sa di essere grande, storie che hanno fatto di Davide Van De Sfroos un inimitabile menestrello fuori dal tempo.

Il mio nome è Herbert Fanucci

“Scrivere un romanzo!”: ecco l’imperativo che anima l’esistenza diurna e agita i sonni e i sogni di H.F., un uomo troppo qualunque per meritarsi il nome stampato su un frontespizio. Quella che all’inizio era soltanto una “sparata” per movimentare una serata d’autunno nell’anonimo bar di un paese senza nome, diventa un’ossessione, una sfida con se stesso e con il proprio passato torbido e picaresco di agente segreto, netturbino folle, emigrante, impresario di rockstar, passatore, fotografo, cameriere su un transatlantico. Un dedalo di storie vere e apocrife: le avventure mirabolanti e gli amori impossibili di un protagonista tragicomico, consumato dall’ansia di diventare qualcuno.